L'altro piano, che noi chiameremmo esoterico, cioè con i connotati di un lato più “nascosto” che in pochi possono cogliere, è quello della lettura mistico-spirituale del film. Quanto stiamo per dire non è banale sincretismo e nemmeno l'applicazione del “metodo tradizionale”, sono solamente semplici parole in libertà. Avatar come termine non è una scelta a caso, poiché deriva dal sanscrito “avatara” che significa “disceso” e rappresenterebbe l'incarnazione di un Deva, una divinità che rappresenta un aspetto dell'Essere Universale, nell'induismo. Non a caso le divinità Indù sono rappresentate con la pelle blu, proprio come i Navi. L'idea dell'uomo che da paralitico quasi risorge in un corpo nuovo e glorioso sembra richiamare l'idea di una trasfigurazione, oseremmo quasi dire di una Resurrezione che però qui appare sempre in una qualche forma condizionata. L'idea però del calarsi in questa figura simulacro dell'avatar nello stato di incoscienza richiama alla dimensione del sogno al punto che, il protagonista del film pare non distinguere più il sogno dalla realtà (preferendogli nettamente il sogno). Questo richiama la storia della farfalla del taoista Chuang Tsu, dove egli stesso sogna di essere una farfalla ma quando ritorna allo stato di veglia non sembra più distinguere se sia l'uomo a credersi farfalla o la farfalla sognare d'esser uomo (sottolineando i diversi e sfumati gradi di “realtà”). Non a caso gli umani che entrano negli avatar, vengono chiamati dai Navi con l'appellativo di "cammina nei sogni". Inoltre l'idea base alla creazione di questa civiltà autoctona indigena, oltre che all'exoterica polemica verso la “civilizzazione moderna”, richiama direttamente a popolazioni tribali quali i pellerossa, gli aztechi o i maya, fondate cioè su una base spirituale regolata in sintonia di una qualche tradizione trascendente, (cioè concernente il sacro). In particolare l'idea bellissima della connessione degli esseri viventi biologici con la Madre Terra, rappresentata dall'immagine dell'albero della vita, oltre che richiamare all'exoterico messaggio ambientalista, rappresenta un'idea di divino, chiamato Eyowa. Un divino che rimane in una certa misura immanente, ma che per certi versi potrebbe richiamare ad una idea del mondo taoista di immanenza-trascendente. La presenza inoltre di momenti di preghiera collettiva rimandano ancora ad una idea di religiosità molto ben distinta. Tutto il percorso dell'avatar nel divenire guerriero è la chiara narrazione di un percorso Iniziatico. Percorso che si concluderà col nuovo inzio del protagonista che qui certo non sveleremo. La strutturazione tribale della società evidenzia inoltre questa vicinanza alla natura oltre che una potenziale strutturazione in caste, tipica delle civiltà tradizionali, che qui in realtà non vediamo chiaramente, presentando solo una èlite guerriera (il cui capo però è in qualche modo uno sciamano). Ed ancora: la dimensione del sacro, del valore, dell'onore e del rispetto, cioè di quei valori in qualche modo assoluti che si contrappongono all'arroganza, alle regole fittizie ed alla tortuosità del mondo d'oggi. Infine questa civiltà bellissima ed incontaminata minacciata da un mondo affarista, pone in antitesi due idee di umanità, tradizionale l'una e moderna l'altra, rimandando chiaramente alla trama di un celebre romanzo di Aldous Huxley (capostipite del movimento hippie): L'isola. In tale romanzo Huxley narra di un'isola incontaminata, un paradiso terrestre fondato su un ideale connubio di scienza ed arte, molto vicino al ramo del Buddhismo di corrente Mahayana. Questa vicinanza ad un ideale di civiltà a sfondo spirituale presenta evidenti analogie col paradiso naturale dei Navi. Non sappiamo se Cameron abbia avuto le idee precise in merito, volendosi accostare in maniera precisa a tali riferimenti, così come non sappiamo se tali riferimenti restino felici combinazioni messe insieme dalla nostra fantasia. Rimane però chiaro che Avatar può essere davvero una esperienza nutriente ed interpretabile tramite diversi gradi di lettura, quello dell'allarmante messaggio ambientalista legato all'attualità e quello più profondo e misterioso del legame con l'antichità, con una visione del mondo che in qualche modo contempla quel divino e quel sacro che il mondo d'oggi si prende la briga di combattere quando perfino non lo ignora. Si afferma così ancora una volta, come, tramite il cinema specchio di una società in cambiamento, Avatar, insieme ad altre saghe cinematografiche come Star Wars e Il Signore degli anelli, rispecchi quella nostalgia che il mondo d'oggi prova, verso un mondo lontano e antico, che non si sa definire se non come indigeno o alieno, ma che noi volentieri definiremmo: Tradizionale.
Definizione
"Dal verbo suchen (cercare) i Tedeschi fanno il participio presente, suchend, e lo usano sostantivato, der Suchende (colui che cerca), per designare quegli uomini che non s'accontentano della superficie delle cose, ma d'ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono. Quel cercare che è già di per sè un trovare, come disse uno dei più illustri fra questi 'cercatori', e prescisamente sant'Agostino; quel cercare che è in sostanza vivere nello spirito."
Massimo Mila
(dalla nota introduttiva in Siddartha di Hermann Hesse)
giovedì 21 gennaio 2010
AVATAR, recensione "esoterica".
L'altro piano, che noi chiameremmo esoterico, cioè con i connotati di un lato più “nascosto” che in pochi possono cogliere, è quello della lettura mistico-spirituale del film. Quanto stiamo per dire non è banale sincretismo e nemmeno l'applicazione del “metodo tradizionale”, sono solamente semplici parole in libertà. Avatar come termine non è una scelta a caso, poiché deriva dal sanscrito “avatara” che significa “disceso” e rappresenterebbe l'incarnazione di un Deva, una divinità che rappresenta un aspetto dell'Essere Universale, nell'induismo. Non a caso le divinità Indù sono rappresentate con la pelle blu, proprio come i Navi. L'idea dell'uomo che da paralitico quasi risorge in un corpo nuovo e glorioso sembra richiamare l'idea di una trasfigurazione, oseremmo quasi dire di una Resurrezione che però qui appare sempre in una qualche forma condizionata. L'idea però del calarsi in questa figura simulacro dell'avatar nello stato di incoscienza richiama alla dimensione del sogno al punto che, il protagonista del film pare non distinguere più il sogno dalla realtà (preferendogli nettamente il sogno). Questo richiama la storia della farfalla del taoista Chuang Tsu, dove egli stesso sogna di essere una farfalla ma quando ritorna allo stato di veglia non sembra più distinguere se sia l'uomo a credersi farfalla o la farfalla sognare d'esser uomo (sottolineando i diversi e sfumati gradi di “realtà”). Non a caso gli umani che entrano negli avatar, vengono chiamati dai Navi con l'appellativo di "cammina nei sogni". Inoltre l'idea base alla creazione di questa civiltà autoctona indigena, oltre che all'exoterica polemica verso la “civilizzazione moderna”, richiama direttamente a popolazioni tribali quali i pellerossa, gli aztechi o i maya, fondate cioè su una base spirituale regolata in sintonia di una qualche tradizione trascendente, (cioè concernente il sacro). In particolare l'idea bellissima della connessione degli esseri viventi biologici con la Madre Terra, rappresentata dall'immagine dell'albero della vita, oltre che richiamare all'exoterico messaggio ambientalista, rappresenta un'idea di divino, chiamato Eyowa. Un divino che rimane in una certa misura immanente, ma che per certi versi potrebbe richiamare ad una idea del mondo taoista di immanenza-trascendente. La presenza inoltre di momenti di preghiera collettiva rimandano ancora ad una idea di religiosità molto ben distinta. Tutto il percorso dell'avatar nel divenire guerriero è la chiara narrazione di un percorso Iniziatico. Percorso che si concluderà col nuovo inzio del protagonista che qui certo non sveleremo. La strutturazione tribale della società evidenzia inoltre questa vicinanza alla natura oltre che una potenziale strutturazione in caste, tipica delle civiltà tradizionali, che qui in realtà non vediamo chiaramente, presentando solo una èlite guerriera (il cui capo però è in qualche modo uno sciamano). Ed ancora: la dimensione del sacro, del valore, dell'onore e del rispetto, cioè di quei valori in qualche modo assoluti che si contrappongono all'arroganza, alle regole fittizie ed alla tortuosità del mondo d'oggi. Infine questa civiltà bellissima ed incontaminata minacciata da un mondo affarista, pone in antitesi due idee di umanità, tradizionale l'una e moderna l'altra, rimandando chiaramente alla trama di un celebre romanzo di Aldous Huxley (capostipite del movimento hippie): L'isola. In tale romanzo Huxley narra di un'isola incontaminata, un paradiso terrestre fondato su un ideale connubio di scienza ed arte, molto vicino al ramo del Buddhismo di corrente Mahayana. Questa vicinanza ad un ideale di civiltà a sfondo spirituale presenta evidenti analogie col paradiso naturale dei Navi. Non sappiamo se Cameron abbia avuto le idee precise in merito, volendosi accostare in maniera precisa a tali riferimenti, così come non sappiamo se tali riferimenti restino felici combinazioni messe insieme dalla nostra fantasia. Rimane però chiaro che Avatar può essere davvero una esperienza nutriente ed interpretabile tramite diversi gradi di lettura, quello dell'allarmante messaggio ambientalista legato all'attualità e quello più profondo e misterioso del legame con l'antichità, con una visione del mondo che in qualche modo contempla quel divino e quel sacro che il mondo d'oggi si prende la briga di combattere quando perfino non lo ignora. Si afferma così ancora una volta, come, tramite il cinema specchio di una società in cambiamento, Avatar, insieme ad altre saghe cinematografiche come Star Wars e Il Signore degli anelli, rispecchi quella nostalgia che il mondo d'oggi prova, verso un mondo lontano e antico, che non si sa definire se non come indigeno o alieno, ma che noi volentieri definiremmo: Tradizionale.
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sabato 16 gennaio 2010
Il primo passo.
"Anche un viaggio di mille leghe comincia con un passo." Proverbio giapponese.
Scrivere il primo articolo di un blog non è mai facile. Sembra sempre come fare il primo passo in un mondo sconosciuto, il quale non sappiamo cosa avrà in serbo per noi, nè dove ci porterà. Troveremo argomenti di cui dibattere? Il blog avrà un indirizzo o si parlerà di tutto (e magari di niente)? La risposta più logica è: col tempo vedremo. Nato per caso o per gioco, un blog è sempre un mezzo per comunicare qualcosa a qualcuno, a chi insomma, ha voglia di leggerlo. Che sia un articolo di attualità, un banale o profondo pensiero o anche una recensione di un film. Ma forse non è poi così importante. Non è facile infatti trovare le parole per parlare di cosa sarà questo blog, perchè in fondo non lo sappiamo. Dopo aver iniziato tre volte questo primo post, in fondo mi sento di dire che lasceremo all'ispirazione, all'intuizione prendere il sopravvento per guidarci nella scelta degli argomenti di cui parlare. Proprio come il "Der Suchende", colui che cerca, è in qualche modo fortemente legato all'ispirazione del momendo ed all'intuizione intellettuale nel suo cammino di ricerca, qualunque esso sia. Abbiamo infatti voluto scegliere questa particolare espressione, letta per caso nel romanzo "Siddartha" di Herman Hesse, ben spiegata dalla prefazione di Massimo Mila. L' espressione originale in tedesco è infatti molto più suggestiva della traduzione italiana ed abbiamo voluto mantenerla intatta, con la traduzione però a lato, a mò di sottotitolo. "Colui che cerca" è un tipo di inclinazione nel vivere, che sicuramente può accomunare tante persone, tramite la curiosità, la sete di conoscenza e di ricerca negli ambiti più disaparati. Il tipo di ricerca, se mai ve ne sarà uno in questo blog, avremmo piacere potesse diventare di indirizzo spirituale. Per ora però procediamo con calma poichè con questo primo post, non abbiamo che compiuto il primo passo, speriamo, di un lungo cammino che non sappiamo dove ci porterà. Ovviamente ci resta un dubbio, il dubbio che anzichè un primo passo, questo articolo porebbe anche essere un banale tentativo di legarsi le scarpe.
In ogni caso siamo lieti di aver dato inizio a qualcosa, qualunque cosa sia, sperando che qualcuno nel web possa anche leggerci.
Der Suchende

Scrivere il primo articolo di un blog non è mai facile. Sembra sempre come fare il primo passo in un mondo sconosciuto, il quale non sappiamo cosa avrà in serbo per noi, nè dove ci porterà. Troveremo argomenti di cui dibattere? Il blog avrà un indirizzo o si parlerà di tutto (e magari di niente)? La risposta più logica è: col tempo vedremo. Nato per caso o per gioco, un blog è sempre un mezzo per comunicare qualcosa a qualcuno, a chi insomma, ha voglia di leggerlo. Che sia un articolo di attualità, un banale o profondo pensiero o anche una recensione di un film. Ma forse non è poi così importante. Non è facile infatti trovare le parole per parlare di cosa sarà questo blog, perchè in fondo non lo sappiamo. Dopo aver iniziato tre volte questo primo post, in fondo mi sento di dire che lasceremo all'ispirazione, all'intuizione prendere il sopravvento per guidarci nella scelta degli argomenti di cui parlare. Proprio come il "Der Suchende", colui che cerca, è in qualche modo fortemente legato all'ispirazione del momendo ed all'intuizione intellettuale nel suo cammino di ricerca, qualunque esso sia. Abbiamo infatti voluto scegliere questa particolare espressione, letta per caso nel romanzo "Siddartha" di Herman Hesse, ben spiegata dalla prefazione di Massimo Mila. L' espressione originale in tedesco è infatti molto più suggestiva della traduzione italiana ed abbiamo voluto mantenerla intatta, con la traduzione però a lato, a mò di sottotitolo. "Colui che cerca" è un tipo di inclinazione nel vivere, che sicuramente può accomunare tante persone, tramite la curiosità, la sete di conoscenza e di ricerca negli ambiti più disaparati. Il tipo di ricerca, se mai ve ne sarà uno in questo blog, avremmo piacere potesse diventare di indirizzo spirituale. Per ora però procediamo con calma poichè con questo primo post, non abbiamo che compiuto il primo passo, speriamo, di un lungo cammino che non sappiamo dove ci porterà. Ovviamente ci resta un dubbio, il dubbio che anzichè un primo passo, questo articolo porebbe anche essere un banale tentativo di legarsi le scarpe.
In ogni caso siamo lieti di aver dato inizio a qualcosa, qualunque cosa sia, sperando che qualcuno nel web possa anche leggerci.
Der Suchende
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